WASP a “Dal cubo di ghiaccio  al cubo di terra” – Ecco come è andata

WASP a “Dal cubo di ghiaccio al cubo di terra” – Ecco come è andata

  • 16 luglio 2015
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Ok, stavolta abbiamo perso. Un partito politico si arrampicherebbe sugli specchi e parlerebbe di una “sostanziale tenuta”. Una squadra di calcio se la prenderebbe con l’arbitro troppo casalingo (anzi in questo caso CasaClimalingo…). Ma WASP ama mettersi in gioco e non si nasconde. Dunque ammettiamo la sconfitta, già pronti a raccogliere la prossima sfida. Con la consapevolezza che aver mantenuto quasi la metà del volume del cubo di ghiaccio inserito all’interno del cubo di terra è stato comunque un buon risultato per un esperimento finora mai fatto da nessuno, una base da cui ripartire per fare sempre meglio.

La sfida era, appunto, quella intitolata “Dal cubo di ghiaccio AL cubo di terra – Tradizione e innovazione per lo sviluppo di NZEB in terra cruda”. Il 21 giugno due cubi di ghiaccio sono stati calati nei due contenitori in piazza della Libertà ad Alessandria. Uno nell’involucro CasaClima, l’altro in quello in terra cruda che Massimo Moretti e i suoi collaboratori, assieme a Silvia Fasolo, Gaia Bollini e altri volontari, avevano stampato e assemblato in tre giorni (e notti) di duro lavoro.

 

Dal cubo di terra al cubo di ghiaccio

 

Due settimane dopo, all’apertura, ecco il responso: il cubo di ghiaccio inserito nell’involucro CasaClima si era mantenuto all’88%, quello che era stato messo nel cubo di terra al 40%. Due a uno per loro e palla al centro. Certo, volendo potremmo elencare una serie di attenuanti. Ad esempio il differente volume dei due cubi di ghiaccio (90x90x60 il nostro, 90x90x90 quello di CasaClima), particolare dovuto alla mancanza di tempo necessario a estrudere sufficiente materiale e realizzare una vasca della capienza necessaria. Questo ha fatto sì che la potenza frigorifera fosse diversa. Inoltre il cubo inserito nell’involucro di terra era difforme e mal assemblato, per cui si generavano dei moti convettivi anche all’interno della massa ghiacciata, mentre l’altro era omogeneo. Inoltre potremmo aggiungere che i setti estrusi dei quattro picchi non si sono asciugati completamente. E che il cubo di terra, a differenza di quello di CasaClima, non aveva un’adeguata tenuta dell’aria, sia alla base, sia sul tetto: la vasca impermeabilizzata posta all’interno del cubo di terra era addirittura sprovvista di una chiusura superiore, mentre in quello CasaClima la vasca era completamente sigillata ed era in lamiera per aumentare l’effetto frigo.

Già, ma se dicessimo queste cose, qualcuno potrebbe obiettare che cerchiamo scuse per giustificare la sconfitta. Le abbiamo dette? Ok, fate finta di non averle lette. La sfida di Alessandria era solo l’inizio, un esperimento da cui abbiamo ricavato una certezza: anche questa volta si può fare. Unire tradizione (la terra cruda) e innovazione, per rispondere alle nuove esigenze del settore edilizio e giungere alle case a energia quasi zero entro il 31 dicembre 2020, così come vogliono le direttive europee, è una strada ormai tracciata, che WASP continuerà a seguire.

Ah! Un’altra cosa, che ci siamo dimenticati di dire. Non ci siamo confrontati con un normale muro in mattoni, ma con il migliore dei muri possibili, è stato come sfidare un frigorifero!