La DeltaWASP 40 70 riporta nei giardini di Pompei 28 statue decorative

La DeltaWASP 40 70 riporta nei giardini di Pompei 28 statue decorative

  • 30 agosto 2016
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  • Arte

Dopo i calchi esposti in Canada, prosegue il lavoro della DeltaWASP 40 70 tra le rovine del sito archeologico di Pompei: risolutivo il ruolo della stampa 3d nella riproduzione delle opere d’arte.

Ventotto statue decorative riprodotte con precisione, nei minimi dettagli, e collocate nei giardini delle ville di Pompei, dove un tempo si trovavano come elementi d’arredo. Anche questo è stato possibile grazie alla stampa 3D e alla DeltaWASP 40 70, da un anno in dotazione del sito archeologico campano grazie alla collaborazione tra WASP e la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia. Inizialmente la stampante è stata utilizzata per riprodurre i calchi dei corpi degli abitanti morti nell’eruzione del Vesuvio, testimonianze di frequente richieste all’estero ed esposte recentemente in Canada nella mostra  Pompeii in the shadow of the volcano, conclusasi a gennaio dopo un grande successo e afflusso di pubblico.

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La riproduzione delle statue decorative

Questo secondo intervento, volto alla riproduzione di opere d’arte, mostra ancor più chiaramente il ruolo innovativo e determinante della stampa 3D nell’ambito del restauro del patrimonio artistico e culturale. “In genere, le opere autentiche non possono restare all’esterno, all’aria aperta, in primo luogo a causa delle piogge acide e di altri elementi che le deteriorerebbero rovinosamente – spiega Giancarlo Napoli, direttore tecnico di Atramentum, azienda che ha curato l’operazione -. I pezzi originali delle ventotto statuette che adornavano i giardini delle case di Octavio Quartio e di Marco Lucrezio sono esposti a Torino, ma adesso grazie alla riproduzione con la stampa 3D sono visibili nel loro luogo d’origine”.

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Stampa 3D: precisione e alta definizione

Nonostante il materiale sia differente, non è affatto facile accorgersi che si tratta di copie. “Nessun visitatore lo nota”, conferma Napoli. “Negli interventi di restauro – continua il direttore tecnico – è preferibile utilizzare materiali diversi piuttosto che imitare la materia originale: nell’800 per i restauri si usava sempre il marmo, con il risultato che, dopo molti anni, non si distingue più la parte autentica da quella rifatta. Inoltre, le plastiche poliviniliche e le resine permettono una riproduzione ad altissima definizione, nel rispetto dei minimi particolari. Per fare un altro esempio, in questi giorni abbiamo riprodotto lo scheletro di un cranio del periodo sannita perforato a causa di una sorta d’intervento chirurgico, come si usava al tempo, al quale questo guerriero era sopravvissuto: il risultato è davvero soddisfacente, un lavoro molto bello”.

Il superamento delle normative sulla copia delle opere d’arte

Inoltre, la stampa 3D ha permesso di risolvere un grosso ostacolo sorto con l’introduzione di una nuova normativa ministeriale che vieta l’esecuzione di copie a contatto realizzate con gomma siliconica, dalla quale si ottiene un negativo da riempire poi con il materiale. “Un sistema che senza dubbio permette di ottenere copie identiche – spiega Napoli – ma che effettivamente rischia di rovinare gli originali a causa del contatto, in particolare nel momento in cui si stacca la gomma, e che per questa ragione è stato giustamente vietato. A questo punto la stampa 3D è l’unica alternativa possibile”.

Note tecniche: Le forme delle opere esposte derivano dalla scansione 3d degli originali. sono poi stampate in 3D in PET, stuccate con resina epossidica e verniciate con colori bicomponenti acrilici. 

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DeltaWASP 4070 working in the ruins of Pompei

 Le DeltaWASP 4070 tra le rovine di Pompei >>

 

La DeltaWASP 40 70 riporta nei giardini di Pompei 28 statue decorative ultima modifica: 2016-08-30T10:23:40+00:00 da fiego