Il nuovo estrusore WASP – verso la realizzazione del sogno

Il nuovo estrusore WASP – verso la realizzazione del sogno

Ce lo insegnano gli animali: ogni energia sprecata va ritrovata procurandosi del cibo, facendo rifornimento quando è necessario. L’innovazione che rappresenta il passaggio decisivo del nostro percorso verso la WASP GigaDelta alta 12 metri, cioè verso la stampante che sarà in grado di costruire le case di argilla, si ispira proprio a questo concetto. Alla fine la soluzione del problema che ci ha perseguitato per anni era proprio nel nostro nome. Nella natura. Era nella vespa vasaia da cui abbiamo preso spunto.

Rispetto al modello presentato alla Maker Faire di Roma del 2014 quello che caratterizza l’evoluzione decisiva è il nuovo estrusore. Il controllo dei movimenti nella stampa 3D è indispensabile, ma questo non era possibile con il vecchio estrusore a pompa peristaltica. Ecco perché l’abbiamo completamente ridisegnato con un concetto a coclea. Ora abbiamo un estrusore che è in grado di gestire addirittura la ritrazione, può cioè interrompere il lavoro e ritirare il materiale estruso.

In poche parole siamo passati dall’estrusione continua al controllo preciso dei flussi, alla possibilità di interrompere e riprendere l’erogazione in maniera micrometrica. Il nuovo estrusore può essere montato e smontato rapidamente, si pulisce automaticamente, consuma pochissimo e ha un controllo costante a tutte le velocità. Inoltre grazie all’ugello rotante il materiale non viene solo estruso ma anche impastato in uscita, in modo da permettere una corretta adesione dei layer uno sull’altro.

Se ci voltiamo indietro e pensiamo al nostro percorso, l’ostacolo più grande verso la realizzazione della GigaDelta è stato proprio, fin dall’inizio, l’estrusione dei materiali. Dovevamo capire non solo come estrudere, ma anche come ricaricare e tenere attivo il sistema. E’ stata una ricerca continua e abbiamo provato davvero tante soluzioni. Alla fine siamo tornati alla vespa vasaia che deposita materiale e va a procurarselo quando è finito. Con lo stesso sistema, la nostra macchina riduce al minimo il consumo di energia. Ora noi possiamo tranquillamente stampare e spostarci di lato tutte le volte che abbiamo bisogno di caricare materiale. Non esiste più il lavoro dato dallo spostamento in altezza e il risparmio di energia è evidente: per spingere argilla nei tubi occorrono diversi kilowatt, lasciandola cadere controllata con una vite bastano alcune decine di watt.

Tutti questi accorgimenti sono contenuti nel nostro nuovo estrusore e caratterizzano la stampante. Sono già a tutti gli effetti soluzioni tecniche pronte per essere replicate in scala più grande. Ora possiamo dire di aver realizzato una macchina che dà forma a oggetti senza richiedere energia e si tratta a nostro avviso di una rivoluzione, non solo in termini di edilizia. Pensiamo ad esempio alla possibilità di costruire non soltanto case, ma ricoveri per gli animali, giardini pensili. Cambia completamente l’approccio e il centro del progetto è l’energia.

 

 

Quali ulteriori sviluppi potrà avere l’ugello rotante? Ancora non lo sappiamo. A noi questo sistema serviva per impastare meglio il materiale e tenere pulito l’ugello. E’ da quella necessità che siamo partiti per arrivare al risultato finale. La forza di questa tecnologia rispetto a tutte quelle messe a punto finora è che si tratta di un sistema ad alimentazione continua, si alimenta cioè mentre la macchina funziona. Chi ha vissuto negli anni i vari passaggi tecnologici può facilmente capire la portata di questa evoluzione. Anche solo l’ugello potrebbe avere dei contenuti importanti nel mondo dell’edilizia. E’ una sorta di betoniera a funzionamento controllato. Ulteriori applicazioni sono, come sempre, da scoprire. E’ un mondo, il nostro, dove spesso si passa da una tecnologia all’altra. Qui non bisogna essere dogmatici, serve l’umiltà per capire quale soluzione va bene e quale no, occorre essere pronti a cambiare strada tutti i giorni, a volte perfino a buttare via tutto quello che si è fatto fino a quel momento.

In tanti ci chiedono quando costruiremo la prima casa. Ora ci sono tutte le condizioni per il balzo decisivo. Noi pensiamo di aver svolto il nostro ruolo, pensiamo cioè di aver progettato (e a breve la costruiremo) una stampante in grado di fare la casa. Le condizioni insomma ci sono. Poi entrano in gioco altri fattori, occorrono altri soggetti: i territori, i comuni, le istituzioni. Sardegna Ricerche e il Comune di Iglesias si sono dimostrati interessati al progetto. Certo dovrà essere un lavoro di équipe e servirà un team. Altre squadre cominceranno a usare la macchina, noi continueremo a fare ricerca per migliorare il sistema. E’ la nostra straordinaria, affascinante “condanna”.

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La BigDelta WASP mentre stampa al 3D Print Hub di Milano (5, 6 e 7 marzo) un progetto di architettura modulare di ArtificioDigitale.

 

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