In Shamballa the house continues to Grow …

In Shamballa the house continues to Grow …

Monday, 18 July 2016 16:00

(ITALIAN) Oggi abbiamo ripreso la stampa della prima casa, domenica e lunedì mattina sono trascorsi senza stampare.

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Grazie al forte sole di questi giorni, quando abbiamo ripreso la stampa, ci siamo accorti che la parte precedente si era ritirata di alcuni centimetri. Questo ci porta a pensare che in futuro la stampa non potrà mai interrompersi per un tempo superiore a una giornata, ancora meglio sarebbe ipotizzare una stampa continua ma ovviamente questo dipende dal clima.

I primi 2 giorni di lavoro ci hanno fatto comprendere tante cose.

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La prima consapevolezza è che l’impasto di terra e paglia è molto robusto e allo stesso tempo leggero, inoltre, il percorso di deposizione messo a punto dà ottimi risultati. Il muro appare solido e la doppia elica interna crea un’armatura che dà la l’idea di essere resistente.

La stampa, che era iniziata come una semplice prova, oramai ci ha preso la mano per questo continuiamo a crescere e a gettare materiale. Fino ad ora siamo arrivati attorno a 50 cm di altezza e abbiamo già preparato più di 400 quintali di materiale.

Il lavoro sotto il sole è sicuramente duro ma anche piacevole, siamo tutti migliorati fisicamente, più abbronzati e robusti. Comprendiamo però che la fatica per costruire una casa con l’aiuto delle sole mani è molta. Certo, se affrontata in un’ottica sportiva potrebbe anche essere divertente, tuttavia stiamo pensando di inserire dei sistemi di pompaggio del materiale. Il problema principale, infatti, è caricare l’estrusore con i materiali.

Abbiamo quindi preparato diversi sistemi di pompaggio. Il primo consiste in una pompa a vite, normalmente utilizzata nel settore edile. Il secondo è una pompa di movimento, usata di solito per trasportare i purè di frutta nell’agroalimentare. Si trova già al campo ed è pronto per essere testato. Ora dobbiamo montare un tubo che porti il materiale dalla pompa all’estrusore, dovrà essere sospeso, quindi adeguatamente posizionato dato che quando sarà pieno di materiale diventerà molto pesante.

C’è anche un altro problema da considerare, le perdite all’interno del tubo. Un materiale composto di argilla e paglia è veramente difficile da trasferire perché tende ad aderire ovunque, è sostanzialmente una colla, si attacca persino alle mani. Se anche l’avessimo in un bidone non uscirebbe e rimarrebbe aggrappato alle pareti… andrebbe estratto con le dita raschiandone il fondo. Ora, quello stesso materiale va fatto passare all’interno di un tubo e genererà degli attriti che, moltiplicati per i metri di lunghezza del tubo, porterà a delle dispersioni di energia notevoli.

Questa problematica, ora più che mai, ci appare chiara. Acquisteremo quindi dei tubi di grosso diametro per evitare gli attriti interni, anche se un progetto che possa liberarci dal sistema di pompaggio sta prendendo forma. In primo luogo il problema della pompa è il costo, per queste dimensioni se realizzata su misura va dai 6000€ ai 20000€. Utilizzando un montacarichi e una tramoggia è possibile sollevare il materiale sfruttando molta meno energia e con un costo irrisorio. Un buon montacarichi costa poche centinaia di euro, quindi stiamo valutando l’idea di posizionare un motoriduttore sul montacarichi per estrudere il materiale direttamente dentro la coclea di deposizione. L’idea è di arrampicarsi sulla macchina per attaccare tre catene che convergano al centro, a un’altezza di 12 metri, e di agganciarvi il montacarichi. Con quest’ultimo potremmo sollevare una tramoggia contenente il materiale. Il sistema di motoriduttore posizionato sulla coclea permette di lasciar cadere il materiale necessario nell’ugello durante la stampa.

Uno dei problemi è che anche ieri mi sono spezzato l’unghia di un piede e non so come fare ad arrampicarmi sulla macchina, ma troverò il sistema.

Oggi più che mai le variabili sono tante al campo. Nei prossimi giorni porteremo le macchine di medie dimensioni, le DeltaWASP 3MT.

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Ancora non ci sono le tende e il sole batte forte. A volte il vento, che ha già strappato i precedenti tendaggi, ci fa capire come le case siano indispensabili per dare continuità al lavoro. Il nostro progetto è basato su un campo all’aperto che si autoproduce, dobbiamo trovare l’approccio necessario. Le tende sembrano essere una soluzione valida, stiamo cercando i materiali giusti, penso che nei prossimi giorni inizieremo a cucirle personalmente perché acquistarle su misura è molto costoso e, solo dopo aver costruito il tendaggio puoi capire se le scelte tecniche sono buone. Abbiamo già acquistato due tende per un valore di €1200 e ci siamo resi conto che non funzionano adeguatamente, il vento, il sole che gira attorno e la pioggia sono variabili che si possono comprendere solo sul campo.